Film Documentario di Simone Avicola, dedicato a Stefano Rosso, ed il mitico VolksStudio di Giancarlo Cesaroni

Trailer del primo Film-Documentario dedicato a Stefano Rosso. Tutte le info su: http://www.SimoneAvincola.it

Stefano Rosso è stato, come uomo e come artista, uno dei più vivaci e personali cantautori.
Strettamente legato alla musica d’autore e il piu vicino al popolo romano.
Autentico, ironico, stravagante, poetico e studioso del fingerpicking, tecnica che fu il primo in Italia ad adoperare nelle canzoni.
La sua scomparsa ha purtroppo privato Roma di uno dei suoi figli prediletti che ha vissuto la sua vita da uomo e artista libero, fuori da qualunque gioco di potere discografico e commerciale.

Attraverso il ricordo di chi lo ha conosciuto, il Film di Simone Avincola ripercorre la vita e la carriera artistica di uno tra i più importanti cantautori italiani degli anni ’70, troppe volte ingiustamente dimenticato.
Questo prodotto vuole riportare alla luce l’artista Stefano Rosso e dargli il giusto riconoscimento non concesso neppure in seguito alla sua scomparsa.

http://www.simoneavincola.it/film-stefano-rosso-lultimo-romano-3/

Da: Second Life Da chi strepita e attacca a chi ricrea il mitico FOLKSTUDIO in memoria di Giancarlo Cesaroni

“Essere contro, essere alternativi, andare contro corrente, è un gioco di ruolo?”

“Prima di dire, di giudicare, pensa!”

Editoriale di Papper Papp, 15 Febbraio 2009

http://crashinews.blogspot.com/

Virtual FOLKSTUDIO

http://virtualfolkstudio.blogspot.com/

virtual-folk-studio

Per entrare nel Virtual FOLKSTUDIO in SECONDLIFE e’ sufficiente cliccare qui,  vi troverete in nel GoogleMaps di SECONDLIFE. (Dieci steps per entrare nel Virtual FOLKSTUDIO in SECONDLIFE)

Il Folkstudio è stato un locale di musica romano.

Il locale nacque nel 1960 in una cantina di via Garibaldi, nel quartiere romano di Trastevere: inizialmente era lo studio del pittore e musicista afroamericano Harold Bradley, nel quale si riunivano altri artisti, pittori e musicisti. Per evitare problemi legati al disturbo della quiete pubblica, fu quindi creato come “circolo culturale” e si trasformò quindi in un vero e proprio locale per ascoltare musica, prevalentemente rivolto alla musica americana .

Nel 1967 Bradley tornò in America e la direzione del locale passò a Giancarlo Cesaroni (il simbolo del locale, una mano bianca che stringe una nera, stava a rappresentare proprio il passaggio del testimone da Bradley a Cesaroni[1]): con la nuova gestione il locale intensificò la presentazione di nuove proposte musicali, curando anche i rapporti con la stampa e l’informazione. I generi musicali trattati andavano dalla musica popolare (inizialmente gospel e spirtual e quindi musica sudamericana, irlandese e africana), al jazz, alla canzone d’autore.

Vi hanno suonato ai loro esordi il jazzista Mario Schiano e i cantautori Antonello VendittiFrancesco De GregoriGiorgio Lo CascioErnesto BassignanoEdoardo De AngelisRenzo ZenobiStefano RossoLuigi GrechiTullio RaponeMimmo LocasciulliSergio CaputoGrazia Di MicheleRino GaetanoGiovanna MarinuzziMichele Ascolese oltre a molti altri. Insieme alla Marinuzzi si esibì anche il cantautore brasiliano Irio De Paula. Importante fu inoltre la partecipazione assidua della grande interprete di musica popolare italiana Giovanna Marini. Si narra che anche Bob Dylan di passaggio a Roma si sia esibito una volta al Folkstudio, ma il fatto non trova conferme ufficiali

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L’attività del locale, spostato in seguito in varie sedi, è continuata fino al 1998. Dopo la scomparsa di Giancarlo Cesaroni, l’Associazione Folkstudio ’88 ha donato il materiale di archivio (locandine, fotografie, audiocassette e nastri con alcuni dei concerti registrati) alla Discoteca di Stato.

Nel 2000Claudio Lolli ha inserito nel suo album Dalla parte del torto la traccia Folkstudio, tributo allo storico locale romano.

(Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.)

30 Gennaio 1998. Morto Giancarlo Cesaroni, fondatore del Folkstudio

E’ morto a Roma a 65 anni Giancarlo Cesaroni, fondatore del Folkstudio, il locale di Trastevere che negli anni ’60 fu luogo di ritrovo e “palestra” per (allora) giovani cantautori quali Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Ivan Della Mea e Giovanna Marini, ma anche per musicisti jazz e d’avanguardia.
Nel 1961 il Folkstudio (vuole la leggenda) ospitò persino Bob Dylan, a quel tempo praticamente sconosciuto in Italia, che si esibì per un pubblico ristrettissimo di intenditori.

Il prezioso archivio del folkstudio finalmente fruibile grazie all’accordo raggiunto con la discoteca di stato.

http://www.ilpopolodelblues.com/rev/maggio06/intervista/luciano-ceri.html

Ce ne parla Luciano Ceri,

Studioso, custode ed archivista
del tesoro che Giancarlo Cesaroni ci ha lasciato

Ci troviamo alla Discoteca di Stato, in via Caetani a Roma, nel bellissimo palazzo Antici Mattei che si trova in pieno centro,dietro Piazza Venezia tra via delle Botteghe Oscure e piazza del Gesù in una strada tristemente nota alla fine degli anni ’70 per il ritrovamento del corpo del presidente Aldo Moro. Il caso o uno strano destino mediatico hanno voluto che fosse il luogo dove vengono conservati tutti i documenti e produzioni audiovisive del nostro paese ma che verrà presto mantenuto solo come sede ufficiale dopo il trasloco nella ben più grande e moderna collocazione del Palazzo della Civiltà e del Lavoro all’Eur. Siamo qui con Luciano Ceri che posso definire uno dei massimi esperti della canzone popolare e d’autore nel nostro paese (fondamentale il suo libro del 1996 su Lucio Battisti “Pensieri e parole. L.B. Una discografia commentata” ed.Tarab e altrettanto lo è il suo lavoro sull’archivio del Folkstudio che mi ha portato qui), apprezzato conduttore radiofonico, musicista e musicologo oltrechè caro amico … (segue)

Claudio Lolli – Folkstudio (Live)

macondo57
16 ottobre 2008

Versione live di Folkstudio inserito nel CD “Dalla parte del torto”
“Staremo sempre lì, seduti dalla parte del torto, con i minimi del nostro mondo, solo perché siamo fatti così e i minimi ci piacciono: i bambini, i vecchi, i poveri, i ladri, gli zingari, i drogati, etc., etc… Gli altri metteteli voi nella lista”

E poi del resto la gente nei bar
vuole battere i piedi,
e scaldarsi di fiati e risate…
col freddo che c’è
e la musica è carta da zucchero
in mani bruciate
a scandirsi un bel tempo di vita
che vita non è
Ed è chiaro che i giorni che passano
lasciano il segno
nelle tasche nei pugni nei sogni
negli occhi che ho.
poi m’incanto, mi fermo e magari
m’invento un disegno
carta verde, lontana, gonfiata
da un vento del sud
E’ lontano quel fiato di mare
e sei lontano anche tu
e non è proprio questione d’amore
è qualcosa di più.
E’ qualcosa che rompe le tasche
senza fare din din
una musica sciocca che esce
da un bel telefilm
respirare nel cielo del mondo
e non poterlo toccare
l’allegria è un pallone rotondo
che non sa dove andare
E del resto la gente alla fine
vuole muovere i piedi
e scalare montagne davvero
più alte di te
che rimani col fiato di vino
a soffiare vetrate
la tua musica un soldo di zucchero
che aspetta un caffé
C’è di nuovo la luna nel cielo
forse è la TV
non è proprio questione d’amore
è qualcosa di più.
Folkstudio Lyrics on http://www.lyricsmania.com/ ]

Proviamo a metterla così: nel sussidiario di mio figlio vedo un fumetto, un indiano, arroccato su una collina, con una coperta abilmente maneggiata, emette segnali di fumo. Il nemico, l’orrido nemico yankee, lo sterminatore, è vicino, e l’indiano parla con i suoi, perduti, amici.
Oppure proviamo a metterla così: Giancarlo Cesaroni ha tenuto aperto per decenni a Roma un locale squallido e affascinante: squallido dire (ancora) che ci è passato il grande Dylan, affascinante dire anche che ci è passato tutta la migliore musica d’Italia.
Certo, Giancarlo era, nel suo Folkstudio, un fondamentalista dei generi, quindi niente rock, niente pop, ecc… Si è perso una bella fetta di vita, ma ce ne ha regalata una ancora più grande. Perché Giancarlo, e l’indiano, erano seduti nel posto giusto, che poi era l’unico posto libero: il posto sbagliato, quello di quelli che hanno torto, che hanno (per adesso) perso la mano, di quelli che il poker e i cavalli hanno rovinati, che mangiano ogni tanto e spesso se ne dimenticano. Così ci è venuta in mente quella frase (o quel verso, non ricordo) di Bertolt Brecht, poeta comunista e quindi oggettivamente noioso e scandaloso: “ci siamo seduti dalla parte del torto / perché ogni altro posto era già occupato”, perché tutti i nostri amici, e noi stessi, parliamo, emettiamo segnali di fumo, da posti lontani, piccoli, da siti poco frequentati, per quanto globalmente (sic!) fruibili. ci siamo, ci stiamo, arroccati in quella collina, e vogliamo continuare a starci. Adoro la musica leggera, mi piacciono tutti, da Nek a Jovanotti, ma dalla nostra collina, vorremmo emettere dei fumi diversi: è possibile parlare nel mondo senza pensare-positivo, senza buonismi e cattivismi e presunzioni, senza dire troppo, ma dicendo qualcosa.
Staremo sempre lì, seduti dalla parte del torto, con i minimi del nostro mondo, solo perché siamo fatti così e i minimi ci piacciono: i bambini, i vecchi, i poveri, i ladri, gli zingari, i drogati, ecc… ecc… Gli altri metteteli voi nella lista: sapete da quale parte trovarci: dalla parte del torto.

di Claudio Lolli

http://www.sem.gte.it/claudiololli/rassegnastampa/20000612.HTM

Commento mio

Tutto bello, tutto valido e quasi entusiasmante… anche se tutto alla fine, forse distorto e sfigurato dallo scorrere degli annunci su Facebook, sembra una PARODIA di quello “Staremo sempre lì, seduti dalla parte del torto, con i minimi “… prevale l’odore del busine$$, della visibilità spinta, reale e virtuale, del farsi spazio e darsi visibilità sgomitando, anche se poi i Moleskine diventano sempre più piccoli, quasi scompaiono, e si ritorna tutti… minimi.

Stefano Rosso – Una storia disonesta

barsanti
17 settembre 2008

 

Vedi anche:

 

Arte, artisti, musica e droga. Per curarsi, anche, o per spacciare qualche persona scomoda come spacciatore. Una storia disonesta

e

L’Isola dei Beati (Social Network, Second Life, la Rete) ed il Resto del Mondo. Dalla mostra a Primavalle al Folkstudio

3 Maggio 2010

CrashinArt Edizione 37 : Speciale VIRTUAL FOLK STUDIO

Feb 15, 2009

Il 22 febbraio aprirà in Second Life il Virtual Folk Studio, ricostruzione del mitico FOLK STUDIO di Roma

SCOSSI DA TERREMOTI REALI, ABRUZZO, PIEMONTE… ANCHE LA NOSTRA MEMORIA VACILLA, E LA CAPACITÀ DI COMUNICARE, DALL’ALTO DEI NOSTRI DESKTOP AL BASSO DEL RESTO DEL MONDO. MA POI, STANDO TRA LE PERSONE IN CARNE ED OSSA, SI SCOPRONO ALTRI MONDI…

Ho trascorso la settimana dal 12 al 18 Aprile 2009 a Roma, con Ostrix, 13enne, da poco entrato nel mondo dei Teen, tanto da poter accedere alla Teen Grid di Second Life.

Non ci eravamo prefissi mete precise, non ci andava di entrare nei musei, abbiamo percorso a piedi decine di chilometri da un capo all’altro di Roma, quella “classica”, dentro Roma, e quella attuale, centrale e periferica.

Di stupendo i Romani (o meglio gli abitanti di Roma,da sempre o da poco) hanno la disponibilità alla chiacchera, alla conversazione, su qualunque argomento (era così anche Milano, fino a pochi decenni fa, ahimè)

E dunque ce ne siamo andati in giro interrogando e investigando, senza una meta prestabilita, se non la ricerca della mostra a Primavalle (Sguardi su Primavalle) e di ciò che resta, se qualcosa ne resta, del mitico Folkstudio (di cui viene proposta su Second Life la versione virtuale, il Virtual Folkstudio).

In entrambi i casi la ricerca si è rivelata più complicata del previsto, e anche più interessante, perchè il percorso era lungo, incerto e accidentato! E ogni persona cui chiedevamo, del tutto ignara di quel che esattamente stessimo cercando, era un piacevole incontro.

Primavalle

Primavalle

Alla Biblioteca Franco Basaglia siamo arrivati inerpicandoci in direzione della caserma della vigilanza urbana (così ci è stato indicato dalle numerose persone che via ci guiidavano fino alla meta).

Nessuna di queste persone sapeva alcunchè della mostra, e solo qualcuno aveva idee precise sull’ubicazione della biblioteca. In compenso, conversare con loro è stato davvero piacevole!

La mostra è in sè stupenda, racconta la storia di Primavalle fin dalle origini, e costituisce uno spaccato, uno spicchio e uno specchio della Storia d’Italia, che almeno i nati prima degli anni ’70 possono ricordare.

Abbiamo potuto finalmente ammirare dal vero le stupende foto di Paola Pandolfini, e anche collegarci a Internet, essendo sprovvisti di portatile, lasciato volutamente a casa, grazie all’efficentissimo sistema bibliotecario romano.

Peccato che quella Storia, storia di tutti e di ciascuno, storia vissuta o almeno vista in centinaia di film, sia ora anche la storia di quanto distante resta il mondo della “Cultura” (Rete compresa) dal Resto del Mondo.

A confermarcelo, la ricerca del mitico Folkstudio, di quel che (forse) ne resta.

Virtual Folkstudio

Virtual Folkstudio

Qui la ricerca si è rivelata ancora più ricca e interessante. Già il grande quartiere di Trastevere si presta ad un serendipico perdersi per strade, vicoli, piazze.

In questo caso si trattava di riuscire a incontrare qualcuno che non solo abitasse lì da prima del 1985, ma anche ricordasse qualcosa di quei tempi e di quel locale.

Ciascuna delle persone interpellate, quando non del tutto ignara, ci indicava una diversa ubicazione, al di qua o al di là dello “spartiacque” di Viale Trastevere.

Finalmente un signore apparentemente memore ed esperto, ci ha indirizzato in fondo a Via della Luce…

Indicazione errata? Sì, ma lì, chiedendo ad un’anziana donna, poi ad un oste e infine ad un suo amico, che ci ha raccontato di aver personalmente lavorato al Folkstudio, siamo stati rimandati verso Piazza S. Cosimato…

… altre richieste, altre indicazioni, per Via Santini e dintorni (in effetti la Via Garibaldi non è distante da lì), ma nulla di preciso…

Finalmente ci appare una donna con un cane, che ci accompagna fino a una scaletta, da cui però non puo’ scendere, per via di un altro cane non esattamente amico del suo, e gentilissima ci indirizza ad un’osteria ai cui tavolini all’aperto siedono alcuni “Trasteverini veraci”, che sicuramente ci sapranno dire, meglio di quanto possa fare lei. Che nel breve tragitto ci racconta di come Trastevere sia mutato nei decenni.

I “veri trasteverini” ci accolgono molto amichevolmente, prenotiamo per la cena, e intanto perlustriamo i vicoli circostanti, alla ricerca di un’altra ubicazione che ci era stata precedentemente fornita.

A cena, un’amabile conversazione, protrattasi fino alle ore piccole, ci ha fornito ulteriori ragguagli sulla storia del quartiere, sulla sua vita passata e presente, e, il giorno successivo, un sms ci ha raggiunto nel corso di un’altro nostro libero vagare (nella zona del Ghetto Ebraico, ad esempio, che il 17, al termine della Pasqua Ebraica, riapriva le porte delle attuali due Sinagoghe e del Museo).

In occasione del concerto a Roma, quella stessa sera, di Bob Dylan, il quotidiano “Libero” ha pubblicato un articolo dal titolo Quella volta che Bob suonò al Folkstudio, di Giampiero De Chiara !

Ed ecco che il cerchio si chiude, tra reale e virtuale… con qualche domanda senza risposta…

Ma c’è chi sostiene che le Domande siano più importanti delle Risposte, ed in genere il Percorso più della Meta da raggiungere…